L’ANSIA TRA I GIOVANI: COME POSSIAMO AFFRONTARLA?

L’argomento trattato nella videointervista per la realizzazione di questo articolo, in collaborazione con la Professoressa Carla Felotti docente di Scienze Umane presso il nostro Istituto, è il rapporto tra l’ansia i e giovani, come si manifesta e come affrontarla. Qui sotto troverete il link della videointervista.

LINK VIDEOINTERVISTA: https://drive.google.com/file/d/1-3N0ur56khQlmWOO6Mh64X_oNwbf5E9K/view?usp=drivesdk

IN COSA CONSISTE L’ANSIA? COME SI MANIFESTA? NE ESISTONO DIVERSE TIPOLOGIE? 

Ho scelto questo tema proprio perché mi sembra molto importante parlarne, soprattutto in questo periodo storico che stiamo vivendo per fare un po’ chiarezza. Per cui: che cosa vuol dire e che cos’è l’ansia? Ansia deriva dal latino Angere che significa Stringere e già l’etimo rimanda allo stato emotivo della persona che si sente quasi oppressa, si sente mancare il respiro, soffocare. Un’altra cosa importante da capire è che ci sono due tipologie di ansia: l’ansia fisiologica e l’ansia patologica.

L’ansia fisiologica… ben venga!, nel senso che è quello stato di ansia in cui ci possiamo trovare tutti quanti e che ci mette in allerta, facendoci fiutare dove c’è un pericolo: siamo davanti ad un bivio e dobbiamo scegliere una delle due strade, o l’attacco o la fuga. Questo è un retaggio che ci portiamo dietro dai nostri primitivi antenati, perché lo stato di allerta fa parte dei circuiti neuronali del primo cervello, il cervello rettiliano, che riguarda il tronco encefalico e ci aiuta ad avere intuizioni su determinate situazioni di pericolo.

Invece l’ansia patologica è da tenere osservata e si ha nel momento in cui questo stato emotivo incide in maniera consistente e significativa sulla qualità della vita del soggetto. Quindi che cosa vuol dire? Significa che questa persona per un lungo periodo della sua vita (che il DSM1 ha definito di almeno sei mesi), vive delle situazioni che vengono riportate allo stato ansioso in maniera intensa, come ad esempio: mancanza di sonno, irrequietezza, mancanza di concentrazione, di memoria. Insomma, il soggetto si rende conto che fa fatica a portare avanti la propria vita.

1 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali

Donna che piange

QUALI PENSA SIANO LE CAUSE DI UN’ALTA DIFFUSIONE TRA I GIOVANI DI QUESTA PROBLEMATICA?

Io vi parlo ovviamente da insegnante di scienze umane e quindi da pedagogista. Punto primo bisogna tenere presente che l’essere umano è un essere bio-psico-sociale, ovvero è inserito in dinamiche ambientali con le quali interagisce da un punto di vista biologico, psicologico e sociale. Quindi una causa secondo me significativa nell’aumento dell’ansia tra i giovani è il fatto che si viva in una società che dà sempre più importanza all’aspetto quantitativo e meno all’aspetto qualitativo, ovvero: se noi pensiamo al comunicare diamo più importanza a cosa diciamo e poco importanza al come.

Dal mio punto di vista, lo stile comunicativo è una delle grandi cause dell’aumento dell’ansia tra i giovani, perché – come ci insegna la Scuola di Palo Alto – la comunicazione è azione. Quando comunichiamo e parliamo, per mezzo del linguaggio verbale e non, agiamo sull’altro condizionando comportamenti e stati d’animo. Ci vuole una maggiore attenzione sull’aspetto comunicativo e sul come diciamo quello che diciamo, perché a mio avviso è una delle cause psicosociali dell’aumento dell’ansia tra i giovani, una trasmissione di modelli comunicativi estremamente veloci e poco pensati.

Uomo inseguito dai propri demoni stilizzato

CREDE CHE I SOCIAL MEDIA, E IN PARTICOLAR MODO LA SITUAZIONE IN CUI CI TROVIAMO DALL’INIZIO DELLA PANDEMIA, SIANO STATI DEI FATTORI DI INFLUENZA?

Sì, sicuramente stiamo vivendo in un periodo storico che non aiuta, dal punto di vista della gestione dell’ansia, quelle fasce evolutive, come bambini e adolescenti, che hanno meno strumenti per poter gestire in modo consapevole la propria situazione emotiva, perché, ritornando al discorso neuro-pedagogico, non hanno ancora sviluppato completamente una parte del cervello, la corteccia prefrontale.

Ciò significa che non hanno ancora tutti gli strumenti che ha l’adulto per regolare, per esempio, i propri comportamenti. Mass media e social media, che per una questione di audience giocano tanto sulle paure del soggetto, hanno peggiorato la situazione di gestione degli stati emotivi di quelle fasce evolutive che devono ancora strutturarsi, amplificando notevolmente la situazione di pericolo.

CREDE CHE LA SCUOLA POSSA ESSERE UNA CAUSA OPPURE CHE POSSA ADDIRITTURA RISOLVERE I PROBLEMI DI ANSIA, DIMINUENDO LA PRESSIONE PSICOLOGICA SUGLI STUDENTI? SE SÌ, IN CHE MODO LA SI AFFRONTA?

Questa è una domanda importante, perché la scuola è una delle maggiori agenzie educative e bisogna sfruttare al meglio questa opportunità. A scuola bisogna entrare felici e aver voglia di andarci, ma come si fa? La scuola è interazione tra persone all’interno della quale ci sono delle dinamiche di insegnamento – apprendimento bidirezionali, perché apprende sia il ragazzo l’insegnante, vivendo la scuola come un’occasione continuo di miglioramento di sé. La scuola può aiutare e favorire la riduzione degli stati di ansia che magari vive il giovane: una grande responsabilità ha l’insegnante, l’adulto di riferimento, perché deve dare priorità al vissuto emotivo del ragazzo; deve preparare il terreno affinché i suoi semi possano attecchire bene e se non prepara il terreno i semi scivoleranno via e verranno mangiati dagli uccelli.

Mi viene in mente la Dottoressa Daniela Lucangeli che dice: Se mentre apprendo provo ansia, stabilizzo la sensazione dell’ansia ogni volta che apprendo; cosa vuol dire? Vuol dire che è fondamentale dare, come educatori, la priorità al vissuto emotivo del ragazzo perché se mentre noi lo interroghiamo è in uno stato di panico e ansia, lui non assimilerà e non restituirà nulla perché è concentrato sul suo vissuto emotivo. Nel momento in cui noi aiutiamo il ragazzo a vivere la scuola a partire da un vissuto emotivo sereno, tranquillo e positivo allora avremo il terreno fertile. Perciò sì, la scuola intesa come relazioni ha una grandissima opportunità e incidenza sulla diminuzione dell’ansia fisiologica nei ragazzi: bisogna sempre dare prima importanza alla dimensione emotiva e poi alla dimensione concettuale.

immagine di una donna in una casa stilizzata

COME LA SI DISTINGUE DA PREOCCUPAZIONE O AGITAZIONE?

Ogni cosa ha un nome e quindi dobbiamo dare il giusto nome alle cose, soprattutto agli stati emotivi ed è l’aspetto più difficile di tutti. La preoccupazione di solito è rivolta qualcosa o qualcuno: sono preoccupato di prendere un bel voto, sono preoccupato per la mia amica. Tante volte la persona non ha idea del perché prova ansia, quindi questo stato emotivo coinvolge la persona in maniera più globale e la destabilizza, proprio perché spesso fatica a comprendere la causa della sua ansia. Perciò è importante dare il giusto nome alle emozioni e alle sensazioni che si vivono.

SAPREBBE INDICARCI DELLE SOLUZIONI AD ESSA? È CURABILE O ALLEVIABILE IN QUALCHE MODO? 

Anche con l’ultima domanda mi ricollego un pochino a quella precedente: l’ansia si può curare; se parliamo di ansia patologica abbiamo bisogno del supporto di uno psicologo che ci aiuti a sciogliere quel nodo che probabilmente ha alla base dei significati, anche inconsci.

Soffermandoci sull’ansia fisiologica, per prima cosa di deve imparare a dare il giusto nome alle emozioni e agli stati d’animo che si provano: nel momento in cui io sto provando uno stato d’animo mi devo fermare e chiedersi Che cosa sto provando? Che nome Io voglio dare a questa emozione, a questa sensazione che sta provando? Il termine che gli do è giusto? è molto importante dare un nome, perché se diamo noi siamo a metà dell’opera, sappiamo qual è il “mostro nero” da sconfiggere, soprattutto se gli diamo il nome giusto.

In secondo luogo, bisogna avere il coraggio di guardarla in faccia: ho questo problema? Sento di percepire queste sensazioni? Ok le affronto perché più fuggo, più mi ricorreranno. Lo sport aiuta tantissimo oppure anche qualche attività di mindfulness, che adesso va tanto di moda, come per esempio il contatto con la natura: spegniamo il cellulare ogni tanto, e immergiamoci nella natura che respiriamo. È un po’ questo un modo per sconfiggere o alleviare l’ansia: riportarsi sempre nel qui e ora.
Io vi ringrazio per l’attenzione, vi saluto e buona giornata!

Ringraziamo la Professoressa Carla Felotti per la sua disponibilità (e impariamo a gestire la nostra ansia!)

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