Combattere la violenza di genere: l’instancabile battaglia dei Centri Antiviolenza

L’articolo che segue è l’esito di un incontro avvenuto, nell’ambito del PCTO del corrente anno scolastico, tra la Dott.ssa Dania Lera, presidente della Cooperativa Sirio (Treviglio) e la classe 3^C ITE SIA dell’Istituto Oberdan di Treviglio. In questo incontro si è data rilevanza specifica alla violenza di genere e all’attività del CAV (centro antiviolenza) come strumento per la prevenzione, il controllo e la gestione di questa piaga sociale purtroppo estremamente attuale.

PREMESSA: Gli studenti, grazie a questa opportunità, hanno potuto  conoscere le modalità e gli strumenti che un CAV utilizza (in questo caso il CAV della Cooperativa Sirio) per sostenere e aiutare le donne vittime di abusi e maltrattamenti e i minori che si trovano, loro malgrado, a vivere queste terribili esperienze. Con il presente articolo, la classe 3^C  vuole contribuire a diffondere la conoscenza di questi centri, riferimento fondamentale per tutte le donne che si trovano ad essere vittime di violenza e che, spesso, ignorano l’esistenza di questa importantissima risorsa. Un ringraziamento speciale va alla dott.ssa Dania Lera che ci ha dedicato  il suo tempo e le sue competenze con generosità e passione.

CLASSE 3C ITE

DAL DELITTO D’ONORE ALLA CONVENZIONE DI ISTANBUL

Nel passato, non troppo lontano, si pensava che nascere uomo, anziché donna, fosse un vantaggio: avevi più possibilità di avere successo e potevi svolgere una serie di attività più dignitose. Nonostante le donne dimostrassero di saper svolgere attività uguali ai colleghi, non erano considerate allo stesso livello degli uomini. In Italia, negli anni ‘80, esistevano il delitto d’onore e il matrimonio riparatore: il delitto d’onore prevedeva la possibilità che il marito, tradito, uccidesse l’amante, perché la moglie, secondo la legge, aveva commesso un “reato” rovinando il buon nome della famiglia. Il matrimonio riparatore interveniva, invece, quando una ragazza veniva abusata sessualmente: per riparare il danno la donna, spesso minorenne, doveva sposare lo stupratore. Una volta celebrato il matrimonio, lo stupratore restava impunito.  Questa legge è rimasta fino al 1996 quando “lo stupro” è diventato reato contro la persona. A sollecitare la richiesta del matrimonio riparatore erano soprattutto i famigliari della ragazza che, di fronte ad una simile situazione, non vedevano altra possibilità per ripristinare l’onore e la dignità perduta della giovane.

Fortunatamente, le cose sono cambiate. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. L’Intesa Stato, Regioni e Province Autonome siglata in Italia nel 2014 stabilisce che i Centri antiviolenza sono “strutture in cui sono accolte – a titolo gratuito – le donne di tutte le età – e i loro figli minorenni – vittime di violenza, indipendentemente dal luogo di residenza”. I Centri antiviolenza costituiscono quindi il fulcro della rete territoriale della presa in carico della vittima di violenza. Analogamente, le Case Rifugio sono “strutture dedicate, a indirizzo segreto, che forniscono alloggio sicuro alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini a titolo gratuito e indipendentemente dal luogo di residenza, con l’obiettivo di proteggere le donne e i loro figli e di salvaguardarne l’incolumità fisica e psichica”.

disegno di una donna simbolo della violenza di genere che tiene in mano un tacco rosso

UN RIPARO DALLE VIOLENZE – LA COOPERATIVA SIRIO DI TREVIGLIO

La Cooperativa Sirio è una cooperativa di tipo A, ovvero svolge attività e servizi socio-assistenziali ed educativi nel comune di Treviglio. Dal 1998 ospita una comunità per minori femmine vittime di abusi e di maltrattamenti. Nel 2001 la Cooperativa apre uno sportello donna (chiamato poi centro antiviolenza nel 2013) dedicato ai maltrattamenti e agli abusi di cui sono vittime donne italiane e straniere e che vedono coinvolti, in molti casi, dei minori. L’anno successivo vengono creati i primi appartamenti (case rifugio) e nel 2005 sono realizzati i primi appartamenti di semi-autonomia ed autonomia, creati per il proseguimento dell’intervento a sostegno  delle ragazze ospiti della comunità.

Ecco i punti cardinali del CAV:

  1. Accoglie le donne, offrendo loro consulenza e aiuto a 360°, progettando con l’obiettivo di fuoriuscire da una situazione di maltrattamento;
  2. Ascolta le donne, lasciando che si sentano libere di esprimere ciò che è accaduto loro;
  3. Valuta il rischio al quale la donna possa essere esposta con l’obiettivo di individuare l’intervento più opportuno per la fuoriuscita da una situazione  di violenza;
  4. Progetta insieme alla donna una nuova vita, mettendo a disposizione  strutture e professionisti come assistenti sociali, psicologi ed educatori, avvocati.

Questi sono gli ambiti in cui interviene e i servizi che offre:

  1. Servizi di pronto intervento: attività del CAV nel caso di reperimento in urgenza di sistemazione della donna in struttura Casa Rifugio. 
  2. Percorso di allontanamento: serie di azioni e interventi finalizzati all’uscita  dalla situazione di maltrattamento.
  3. Donne che hanno iniziato un percorso individualizzato di uscita dalla violenza, con la predisposizione di un progetto specifico. 
  4. Donne inviate ad accoglienza in emergenza/pronta accoglienza: sono le donne collocate in strutture temporanee non dedicate (residence, B&B, altre strutture residenziali, ecc.): nei casi in cui non abbiano potuto trovare posto in casa rifugio oppure con lo scopo di non rivelare l’indirizzo segreto delle strutture dedicate, qualora non sia ancora definita la decisione della collocazione della donna.

IL CAV E LA LOTTA CONTRO I MALTRATTAMENTI

Ma in cosa consiste questa violenza? Ebbene, il maltrattamento consiste in ogni forma di abuso di potere che si manifesta per via fisica, psicologica, sessuale ed economica. Questi abusi condizionano la salute fisica e/o mentale di coloro che li subiscono. Ecco uno schema esplicativo:

Nello schema seguente vengono illustrate altre tipologie di violenza sulla donna:

IL PROGETTO EDUCATIVO

La Cooperativa Sirio promuove un progetto educativo, formato da un progetto generale e da un progetto individualizzato. Il primo riguarda la più ampia prospettiva della valorizzazione delle potenzialità, dell’acquisizione degli elementi di autonomia, dell’ampliamento delle possibilità relazionali, dell’interazione con il contesto del territorio delle donne maltrattate che hanno, così, la possibilità di vivere pensandosi “diverse” dal loro trauma. Il secondo progetto tiene invece in considerazione le matrici del progetto generale, disponendone le azioni educative per la singola minore. Per realizzare tale progetto, Sirio mette a disposizione delle donne maltrattate e/o abusate strutture in cui poter soggiornare per periodi più o meno lunghi. Eccoli spiegati in modo dettagliato:

  • Casa comunità

Per aiutare a riprendere la vita quotidiana esiste la casa comunità, ovvero un appartamento che ospita minori femmine dagli 11 ai 18 anni vittime di abusi e maltrattamenti, per un massimo di 9 persone. L’obiettivo principale è far condividere una quotidianità in cui trovano spazio gli affetti, le relazioni, il confronto INDIVIDUALE con gli educatori, ma anche le regole del vivere comune, i compiti, le attività e i momenti di relax, di svago e di “SIMPATIA” dove punto fondamentale è il tema dell’imparare a stare bene insieme.

  • Casa Giorgia

E’ un appartamento, nello stesso complesso residenziale della comunità. Ospita ragazze dai 17 ai 18/19 anni con progetto di semi-autonomia. Le ragazze apprendono le prime nozioni del “vivere in autonomia” ovvero gestione della casa, della spesa (con l’aiuto dell’educatore), gestione semi-autonoma della quotidianità e l’adesione alla progettualità di comunità.

  • Casa Betti

E’ un appartamento che ospita ragazze dai 18 ai 21 anni con progetto di autonomia. Accoglie ragazze pronte a sperimentare il “vivere in modo  autonomo“ ovvero gestione della casa, della spesa (senza educatore) e gestione autonoma della quotidianità.

  • Case rifugio.

Le case rifugio offrono alle donne, anche con minori, un luogo sicuro in cui potersi sottrarre al maltrattamento, in modo tale da allontanarsi da situazioni considerate un rischio per la loro incolumità. Sono luoghi protetti ad indirizzo segreto, in cui intraprendere un percorso di allontanamento emotivo e materiale dalla relazione violenta.

Una persona che protende la mano per aiutare l'altra

LE FIGURE PROFESSIONALI

Sirio mette a disposizione delle donne maltrattate e/o abusate specifiche figure professionali, funzionali alla realizzazione della propria missione:

1. Coordinatrice e/o Responsabile: è la referente del CAV, che collabora con la rete coordinando l’intervento di accoglienza. Predispone con le parti interessate il progetto di fuoriuscita dal maltrattamento CON la Donna.

2. Operatrice di accoglienza: personale adeguatamente formato per favorire il riconoscimento e l’emersione del fenomeno della violenza contro le donne, oltre a stabilire un’adeguata relazione con la donna e a garantire la corretta presa in carico e gestione dei casi.

3. Addetto alla segreteria e agli affari generali: esegue una vasta gamma di compiti d’ufficio e di supporto amministrativo secondo le procedure stabilite. Prepara lettere e documenti di natura ordinaria seguendo indicazioni predefinite; gestisce la posta in entrata e in uscita, gli appuntamenti dei superiori; risponde alle richieste telefoniche o telematiche direttamente o inoltrandole alla persona interessata.

 4. Psicologa: figura professionale che intraprende un “percorso psicologico” con la donna. Si fornisce quindi uno spazio privilegiato in cui la donna può liberamente parlare della sua storia. L’obiettivo è quello di permetterle di rielaborare e superare il trauma subito dai maltrattamenti.

5. Assistente sociale: assiste e guida individui e famiglie con problemi sociali e lavorativi alla ricerca di soluzioni e per il raggiungimento degli obiettivi connessi: è la prima figura che la donna incontra nel CAV. E’ colei che raccoglie gli elementi necessari per poter creare, CON la donna, il progetto di aiuto più idoneo per lei. L’assistente sociale pianifica e predispone le professionalità da mettere in campo per ogni singola progettualità.

6. Educatrice professionale: attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’équipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana; cura il positivo inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà. Programma, gestisce e verifica interventi educativi mirati al recupero e allo sviluppo delle potenzialità dei soggetti in difficoltà per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia; organizza, gestisce e verifica le proprie attività professionali all’interno di servizi socio-sanitari e strutture socio-sanitarie-riabilitative e socio educative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture.

7. Mediatrice interculturale: figura molto importante e di sostegno per le donne straniere che richiedono aiuto al CAV in quanto permettono una interlocuzione più fluida oltre ad avere di base delle conoscenze culturali importanti.

8. Avvocato: rappresenta e tutela gli interessi di persone e organizzazioni nelle procedure legali e nei diversi gradi dei processi penali, civili e amministrativi; stila documenti, contratti e fornisce consulenze legali in materia di transazioni e di atti fra persone in vita. L’esercizio della professione di Avvocato è regolato dalle leggi dello Stato.

Donne sorridenti che si aiutano a vicenda

L’IMPORTANZA DI SAPER CHIEDERE AIUTO

La cooperativa Sirio di Treviglio è solo una delle numerose strutture sul territorio che si occupano di accogliere le vittime di violenza, ma ciascuna di esse ha un ruolo essenziale per le donne di tutto il Paese, anche per coloro che non hanno mai subito maltrattamenti. La sola presenza di questi enti, vicina o lontana che sia, è una sicurezza da non dare per scontata, in un mondo in cui questa crudeltà si insidia ancora in modi subdoli nella vita di molte. Il terrore, la minaccia e il silenzio sono le armi più potenti di cui si servono gli artefici, ma nella battaglia contro la violenza le donne possono uscirne vincitrici: è grazie agli enti come il CAV che chiedere aiuto fa meno paura, e che insieme ci si può sentire forti nel denunciare e rivendicare una libertà che nessuno deve mai più permettersi di sottrarre.

3C ITE

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