Anno all’estero: l’esperienza degli exchange students dell’Oberdan

Interessante, unica, indimenticabile. Gli studenti che l’anno scorso sono partiti per l’anno all’estero descrivono proprio così la loro esperienza, tanto emozionante quanto impegnativa. Grazie alla loro disponibilità siamo riusciti ad addentrarci nel mondo degli exchange students, intervistando 4 di loro. Gloria Vitali, partita per gli Stati Uniti con il suo “american dream”; Elia Trapattoni, che ha passato l’anno immerso nei luoghi incantati dell’Indonesia; Mattia Gusmini, nella sua avventura in Cina; Alessia Di Palma, tra le meravigliose spiagge del Costa Rica. In questo articolo racconteremo le loro storie, rispondendo alle domande più frequenti che riguardano la partenza, la permanenza nel paese e il ritorno a casa, senza dimenticarci del grande ostacolo del COVID. Senza dubbio, dopo aver ascoltato le loro parole, non può non risvegliarsi in noi la voglia incontrollabile di partire.

LA PARTENZA

Secondo i nostri quattro intervistati, lasciare l’Italia non è stato per nulla semplice. Nonostante l’emozione e la voglia di partire, lasciare la propria vita e la propria famiglia è stato un gesto che ha richiesto molto coraggio. Una volta arrivati nei loro paesi ospitanti, la situazione non è stata da meno: il periodo di adattamento è stato, per Mattia, Elia, Alessia e Gloria, un momento molto delicato e difficile, ma è bastato mettere da parte stereotipi e paure che in poco tempo si sono sentiti già parte di quella nuova realtà.

Alessia (Costa Rica) “Partire per me è stato difficile, nonostante io fossi sempre stata sicura del percorso che volevo intraprendere da anni con Intercultura, come è giusto che sia. Infatti, come ogni studente, anche io mi sono fatta prendere dalle emozioni e dalle paure nelle settimane che precedevano la partenza. Ma una volta fatto il primo passo, mi sono ricordata di tutti i motivi che mi avevano spinto a farlo, ed è stato lì che ho ritrovato coraggio. Per quanto riguarda l’adattamento alla realtà costaricense, non ho avuto grandi difficoltà, anzi, mi sono ambientata subito!”

Nessuno di loro è partito insieme ad amici, ma nonostante questo sono riusciti a conoscere altri coetanei, con i quali hanno condiviso momenti fantastici. Gloria e Mattia, entrambi partiti con AFS Intercultura, hanno conosciuto i loro compagni di viaggio a Roma, dove hanno trascorso un paio di giorni prima della partenza. In questo modo hanno avuto modo di conoscere ragazzi che sarebbero partiti per il loro stesso paese ospitante. Alessia invece ha avuto modo di conoscere altri exchange students in partenza per il Costa Rica soltanto attraverso i social.

Ma, prima di partire, ci hanno avvisati di quanto sia importante la scelta della compagnia con cui partire. Infatti bisogna prendere in considerazione molti fattori, come le destinazioni, il periodo di partenza e ovviamente la disponibilità economica. Ci sono molte opzioni, perciò tutti coloro che vogliono fare questa esperienza sicuramente possono trovare quello che fa per loro! La cosa più importante è il supporto che l’associazione fornisce prima, durante e dopo l’esperienza. è fondamentale che l’associazione selezioni attentamente le famiglie per trovare il match migliore e che sia molto presente sul territorio, sia in Italia che all’estero: una volta nel paese straniero si è relativamente da soli, ed è necessario avere qualcuno che possa dare una mano.

Pechino, capitale della Cina

LA PERMANENZA

Una volta arrivati nel paese straniero, le differenze non tardano a farsi sentire, soprattutto nel sistema scolastico e se la destinazione è molto lontana da casa. Elia e Mattia si sono spinti ben oltre rispetto alla cultura del nostro paese, quindi abbiamo chiesto loro di raccontare in prima persona l’esperienza all’interno della scuola.

Mattia (Cina): “Le differenze tra la scuola italiana e la scuola cinese sono moltissime: i sistemi scolastici sono completamente diversi. Il mio programma era in boarding school, vivevo quindi dal lunedì al venerdì in dormitorio e nel weekend in famiglia ospitante. Frequentavo le lezioni la mattina nella classe internazionale, mentre nel pomeriggio ero in classe con i cinesi; avevo lezione anche la sera dalle 19 alle 21, ma senza professori (erano due ore di studio individuale). Le lezioni durano 40 minuti e ci sono sempre 10 minuti di intervallo tra l’una e l’altra, c’è poi la pausa pranzo di un’ora e mezza. Le classi cinesi sono davvero grandi: circa 35/40 ragazzi per classe. Bisogna sempre indossare la divisa, davvero bellissima.”

Elia (Indonesia): “La differenza sostanziale sta nelle ore giornaliere, ovvero 11 ore al giorno dalle 6.40 fino alle 15.30. nell’istituzione le scuole indonesiane offrono attività extracurriculari, da giapponese a calcio, ma si organizzano anche tornei di basket nel più importante stadio con tutte le scuole, con tanto di cheerleader! I professori vengono chiamati mamma e papa e c’è la libertà di poter andare a prendere da mangiare quando si vuole nel kantin. Ma la differenza più grande sta nel fatto che ogni giorno c’erano almeno 2 ore buche in cui si poteva dormire, ascoltare musica, mangiare. Per quanto riguarda le lezioni più particolari c’erano dialetto oppure tecnica, tra cui quella culinaria.”

San José, capitale della Costa Rica

L’AVVENTO DEL COVID

Come abbiamo accennato precedentemente, il COVID ha avuto un impatto molto forte sulle esperienze e sulla permanenza all’estero. Infatti, a causa del lockdown, i ragazzi sono dovuti tornare in Italia anticipatamente. Mattia, che si trovava in Cina, ci ha raccontato che lì si trovavano in una situazione critica già da dicembre, ma purtroppo la situazione non si è risolta rapidamente come invece pensavano. Per questo motivo ha ammesso che il dover tornare in Italia prima della data prefissata è stata una “notizia scioccante”. Anche per Gloria, Elia e Alessia il viaggio si è interrotto prima del previsto. Alessia ci ha raccontato che in Costa Rica non avevano neanche un caso, ma quando l’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria mondiale, lei e i suoi compagni di viaggio sono stati rimpatriati con urgenza in collaborazione con la Farnesina. Tuttavia ciascuno di loro è riuscito a vivere esperienze indimenticabili, malgrado la situazione precaria in cui il mondo iniziava a dirigersi.

Alessia (Costa Rica): “Tra le esperienze più significative che ho vissuto durante la mia esperienza citerei un viaggio fatto con altri ragazzi italiani di AFS durato 4 giorni: abbiamo visto alcune delle spiagge più belle del Costa Rica, ma non solo. Abbiamo avuto modo di stare insieme per molto tempo nonostante abitassimo lontani, oltre a poter ritrovare una parte delle tradizioni che condividiamo ma che non vivevamo da molto tempo. “

Gloria (Stati Uniti): “Tutta l’esperienza è stata indimenticabile, ma sicuramente l’avvento del Covid e il rientro anticipato mi hanno segnata. Di punto in bianco siamo stati informati che saremmo dovuti rientrare e per me, che era già da settembre che mi lamentavo che il tempo stava passando troppo in fretta, sentirmi dire “torni a casa 3 mesi prima del previsto” è stato come morire, perché effettivamente quella vita è finita, per sempre. Mi ha fatto capire che è davvero importante rendere ogni giorno speciale e viverlo come fosse l’ultimo!”

Los Angeles, città della California. Stati Uniti

IL RITORNO IN ITALIA

Di conseguenza il rientro è stato abbastanza traumatico per tutti, volevano abbracciare i loro genitori e non potevano farlo a causa della quarantena obbligatoria. Il carico emotivo è stato notevole: dal cambiamento di clima al riadattamento al ritmo scolastico italiano, fino all’isolamento dalla propria famiglia. Hanno vissuto il cosiddetto “shock culturale”, tipico di chi ritorna da un’esperienza così duratura. Non è stato facile riadattarsi, ma tutto è possibile, infatti dopo qualche mese sono tornati a vivere la loro vita italiana.

Questa esperienza cambia inevitabilmente chi la vive, chi più chi meno. Attraverso le esperienze degli exchange students abbiamo capito che l’indipendenza è alla base della crescita personale durante il viaggio interculturale. Ognuno di loro ha imparato a conoscersi e a capire ciò che prima dava per scontato: valori come l’amicizia, la famiglia, il sentirsi davvero parte di qualcosa. Oltre a tutto ciò hanno arricchito il loro bagaglio culturale, fortificando le proprie conoscenze linguistiche, oltre a comprendere e assimilare abitudini e usanze del paese in cui sono stati ospitati per un anno. Si può dire che tutti si siano resi conto che il mondo è bello perché vario, ed è un’emozione unica scoprilo da giovani.

Jakarta, capitale dell'Indonesia

A cura di Aurora Naselli, Giada Locatelli e Irene Bosso

One thought on “Anno all’estero: l’esperienza degli exchange students dell’Oberdan”

  1. Stupendo sapere che nonostante la pandemia abbiano dei buoni ricordi delle loro esperienze, sicuramente potranno vedere il mondo con altri occhi !

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