IL FEMMINISMO NELLA SOCIETÀ: UNA NETTA SPACCATURA TRA GLI ESTREMI

Come sappiamo tutti, in queste settimane negli USA sono finalmente arrivati i risultati delle elezioni e, nonostante delle indagini sulla validità dei voti siano ancora in corso, possiamo affermare con quasi assoluta certezza che il democratico Joe Biden abbia vinto, rendendo Donald Trump l’undicesimo presidente degli USA ad aver avuto un solo mandato, un avvenimento che non si ripeteva dall’1988, con George H. W. Bush.

Biden

Ma questa elezione è particolare anche per un altro motivo. Joe Biden, infatti, ha nominato Kamala Harris vice-presidente, rendendola di fatto la prima donna a ricoprire questa posizione. Una scelta che ha galvanizzato molte, ma certo molto controversa, soprattutto perché la Harris ha dimostrato, durante la sua carriera come procuratrice distrettuale della California, molta indulgenza verso le violenze effettuate dalla polizia. Un’indulgenza che in questo clima rovente non è passata inosservata e ha creato vari dissensi tra gli esponenti più di sinistra del partito democratico, soprattutto in occasione del brutale omicidio di George Floyd da parte delle forze dell’ordine, ancora impresso nella memoria americana. “Top cop”, così viene chiamata la Harris in diversi ambienti.

Nonostante queste posizioni pro-polizia, che Kamala Harris si è affrettata a smentire durante la campagna elettorale, nessuno può negare che la vittoria dei democratici abbia finalmente aperto la porta della politica anche alle donne; si tratta di un grande traguardo, considerando che le donne da sempre sono escluse dai vertici della vita politica.

Kamala Harris

A tal proposito, il femminismo stesso è altrettanto recente nella storia dell’essere umano. La maggior parte degli storici sostiene che il femminismo sia nato nei primi anni del 1800, per evolversi alla fine dello stesso secolo nella “prima ondata”, con le suffragette, concentrate soprattutto sul diritto di voto.

Suffragette

Ma questa ondata sarebbe stata solo la prima: infatti, se con le suffragette la rivendicazione era concentrata sul diritto di voto, a partire dal secondo post-guerra l’obiettivo furono l’uguaglianza delle donne. La terza e penultima ondata è stata caratterizzata da conflitti interni al movimento: fino a quel momento, infatti, il movimento femminista si era battuto solo per le donne bianche eterosessuali, ignorando, e molte volte degradando, le loro controparti di colore o omosessuali.

Attualmente stiamo attraversando la quarta ondata, che dal 2012 ha iniziato a combattere contro la “rape culture” e le violenze sessuali, tristemente comuni al giorno d’oggi.

Ma se le altre ondate erano caratterizzate da un senso di coesione tra di loro, questa quarta ondata è, al contrario, più frammentaria che mai, risultando quasi una nebulosa di movimenti. All’interno infatti vi sono diversi gruppi ideologici, le cui esponenti più estremiste più volte nella storia contemporanea hanno mostrato vera e propria misandria. Queste hanno molte volte mostrato indifferenza o addirittura disprezzo verso i problemi maschili, come per esempio il crescente e preoccupante numero di false accuse di violenza sessuale o domestica, e allo stesso tempo ignorando o addirittura ridicolizzando le violenze sessuali o domestiche con uomini come vittime, una realtà sempre più presente nella nostra vita quotidiana.

Essere dalla parte delle donne non significa sognare un mondo in cui i rapporti di dominio possano finalmente capovolgersi per far subire all’uomo ciò che la donna ha subito per secoli. Essere dalla parte delle donne vuol dire lottare per costruire una società egualitaria, in cui essere uomo o donna sia «indifferente», non abbia alcuna rilevanza. Non perché essere uomo o donna sia la stessa cosa, ma perché sia gli uomini sia le donne sono esseri umani che condividono il meglio e il peggio della condizione umana. L’obiettivo della donna non è quello di dominare l’uomo, dopo essere stata dominata per secoli, ma di lottare perché si esca progressivamente da questa logica di dominio, senza dimenticare che, nonostante tutto, l’essere umano è (e resterà sempre) profondamente ambivalente”

(Michela Marzano)

Per dimostrarlo basta osservare la cronaca recente, dove Johnny Deep è stato accusato di aver abusato domesticamente Amber Heard, e nonostante si sia scoperto che sia stata l’ex moglie ad abusarlo, lui ha comunque perso il processo: é stato addirittura chiamato un “picchiatore di mogli” da uno dei giornali più prominenti della Inghilterra, the Sun, ritrovandosi di conseguenza licenziato da vari film in cui doveva partecipare, così come migliaia di altre persone ogni anno, la cui vita viene rovinata per delle false accuse.

Johnny Depp

Nonostante questo problema si stia aggravando ogni anno ancora di più, le parti più estremiste della nebulosa femminista continuano a minimizzarlo, mentre le parti più moderate, nonostante affermino di volere una parità dei sessi, si concentrano solo sui problemi femminili. Tra questi il femminicidio, uno dei vari cancri che ancora infettano la nostra società, che però non può scusare in alcun modo un movimento che si definisce come promotore dell’uguaglianza di genere ad ignorare i problemi che affliggono la popolazione maschile.

Adesso la scelta rimane a voi sul come modellare il futuro dell’umanità, se scegliere la via semplice, e semplificare, politicizzare o ignorare un problema delicato e complicato come la parità dei sessi, oppure scegliere l’intricata via della giustizia, dove la uguaglianza dei sessi vuol dire veramente uguaglianza.

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