Buonasera a tutti, lettori. Alla luce dei recenti sviluppi della situazione epidemica nel nostro territorio, vi proponiamo due pagine di diario scritte da altrettanti ragazzi che si sono ritrovati, come noi, a vivere questo difficile momento storico, Giulia e Tommaso. Prendetele un po’ come episodio conclusivo della serie di articoli a tema covid da noi pubblicati negli scorsi mesi; da settimana prossima, torneremo a pubblicare con uno spettro tematico ampio. Adesso vi lasciamo all’articolo, buona lettura.

Righentini Giulia, 2^C.                                                      29/09/2020

Caro diario,

oggi ti voglio palare del COVID.

In questa parola è racchiusa tutta la fatica e la sofferenza che abbiamo vissuto in questi mesi.

Noi studenti stiamo faticando molto per tornare a una vita “normale”, una vita che ci restituisca la vicinanza e il contatto umano con gli amici e le persone a noi care.

Il mio pensiero va soprattutto alle persone o famiglie che in questo periodo hanno perso una persona molto cara o un parente, che non hanno potuto nemmeno salutare o abbracciare per l’ultima volta; come ti ho raccontato già un paio di giorni fa, io sono molto sensibile e cerco di mettermi sempre nei panni delle altre persone. Solo al pensiero che non abbiano potuto rivederli o abbracciarli per l’ultima volta, mi viene la pelle d’oca.

Secondo me questo periodo ci ha fatto capire quanto siamo fragili e inermi di fronte a questo “problema”.

Se il premio per tutto questo sarà la bellezza, allora io mi aspetto persone più gentili, premurose e attente ai bisogni degli altri, in virtù di una convivenza più serena.

La mia speranza è che ci siano davvero occhi nuovi per dimenticare la tristezza, la solitudine e l’abbandono di questi mesi. Soprattutto per dare spazio alla speranza e all’allegria.

Ma soprattutto, per guardare a un futuro che ora sembra incerto, ma che possiamo migliorare, se ci impegniamo tutti rispettando il nostro prossimo e le regole, dato che la società di oggi non le rispetta poi così tanto.

Secondo me l’unico aspetto positivo di questo terribile periodo, anche se agli occhi degli altri potrebbe sembrare banale, è stato passare così tanto tempo con la mia famiglia.

Un caro saluto,

Giulia.                                                                                                                                     

Generoso Tommaso, 2^C.                                                      20/10/2020

Caro diario,

Questa pandemia ha portato numerosi e importanti cambiamenti nella nostra vita.

Andava tutto bene fino a quando, da un giorno all’altro, il Coronavirus ha stravolto la vita di tutti come un uragano.

Anche se adesso i contagi sembrano essere diminuiti e piano piano lo stile di vita ha ricominciato ad assomigliare un po’ a quello di prima ci vengono richiesti ancora molti sacrifici. (inattuale, ndr)

Io, come tutti gli altri, devo indossare la mascherina per parecchie ore al giorno, nonostante le temperature estive e il dolore alle orecchie.

Non posso stringere la mano o dare un abbraccio ad un amico: a scuola dobbiamo mantenere le distanze e non ci è concesso di alzarci nemmeno all’intervallo. Siamo tenuti inoltre a seguire lezioni online che anche se necessarie non sono altrettanto coinvolgenti quanto quelle in presenza.

Prendere un semplice raffreddore ora mette paura

Lo so che sembrano piccolezze rispetto alle gravi conseguenze che questo virus ha portato, ma per un ragazzo come me di quasi 15 anni hanno il loro peso.

In tutto questo però ho trovato un lato positivo: quando, dopo mesi di chiusura forzata in casa, ho avuto finalmente la possibilità di poter uscire con i miei amici il senso di libertà che ho provato mi ha reso felice.

Il poter riuscire ad andare al mare, sentirne il profumo, ipotesi che sembrava improbabile, è stata una bellissima sensazione.

Il primo tuffo in piscina dopo mesi in casa è stata una bella rivincita.

Ho imparato anche ad apprezzare quei piccoli gesti quotidiani che possono sembrare banali ma che appena ci vengono tolti assumono un significato completamente diverso.

Tutto questo per me significa avere occhi nuovi per guardare il mondo.

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