RELAZIONARSI ONLINE: LA RIVOLUZIONE DEI LEGAMI IN DIDATTICA A DISTANZA

L’emergenza globale che ci sta colpendo ininterrottamente dall’inizio dell’anno ci ha permesso di scoprire la tecnologia sotto un altro punto di vista: abbiamo dovuto imparare ad utilizzare programmi, applicazioni e strumenti nuovi, che magari fino a poco tempo fa avevamo solo sentito nominare dai nostri professori o genitori. Grazie alla tecnologia siamo riusciti a rimanere in contatto con i compagni di classe e con i professori nonostante la distanza e questo, in alcuni casi, ha dato modo di riscoprire alcune persone sia in ambito sociale che in ambito scolastico.

È evidente che l’emergenza globale che stiamo affrontando abbia avuto importantissime conseguenze su ogni ambito della nostra vita, da quella lavorativa e scolastica fino agli aspetti relazionali. Per natura siamo esseri capaci di adattarsi alle più diverse circostanze, anche estreme, e per far fronte a questi problemi di natura sociale la risposta è stata univoca in gran parte del mondo: la tecnologia.

Essa ha svolto un ruolo fondamentale in numerosi settori, in particolar modo per quello dell’istruzione. Come ben sappiamo la situazione ha completamente rivoluzionato il modo di fare scuola che abbiamo sempre conosciuto: infatti la pandemia ci ha obbligati a trovare un altro modo per partecipare alle lezioni e, impossibilitati dallo svolgere tutte le attività che normalmente non ci avrebbero dato alcuna difficoltà, abbiamo dovuto ricorrere alle nostre risorse digitali per cercare di ricreare, con molti sforzi, un ambiente scolastico accettabile.

Eppure, proprio quando questa situazione sembrava essersi risolta, quando eravamo tutti pronti a tornare a quella che sembrava la vita e la scuola di sempre (malgrado le misure di sicurezza da rispettare), l’aumento dei casi di Covid-19 ha reso necessarie ulteriori misure restrittive, ributtandoci completamente dentro l’universo della didattica a distanza. Un elemento è quindi cambiato radicalmente rispetto alla prima volta: adesso sappiamo già cosa fare. Di conseguenza la scuola è chiusa, ma non si ferma affatto.

Resta comunque uno sforzo difficile per tutti, soprattutto perché il contatto emotivo tra noi studenti e con i professori è diminuito sensibilmente, ma questo rende ancora più ammirabile lo sforzo proveniente da entrambe le parti: nonostante tutte queste difficoltà, l’impegno sia degli studenti che dei professori ha permesso al sistema scolastico di andare avanti, riuscendo a sopravvivere con i mezzi di cui disponeva pur trovandosi in piena emergenza.

Abbiamo quindi scoperto quanto la collaborazione nello smartworking sia essenziale in momenti come questi, nonostante l’ambiente di interazione sociale e l’impegno richiesto siano estremamente mutati. Questa realtà alternativa ci permette di mantenere il contatto, di non sentire l’assenza di una routine che conforta e rassicura, e ci ha fatto scoprire un utilizzo della tecnologia decisamente positivo rispetto a quello a cui eravamo abituati: questa infatti è la prima volta in cui siamo stati forzati a utilizzare la tecnologia in modo continuo in ambiti scolastici e lavorativi, anche se resta in dubbio se la scuola abbia intenzione di applicare quello che è stato sperimentato anche dopo la fine di questa emergenza.

La mia classe è diventata una seconda famiglia, con momenti di conflitto e conforto, scoperta e delusione, tristezza e rabbia, ostacolo e traguardo, con molti alti e bassi. Tutto ciò restando divisi da uno schermo, più indistruttibile e invalicabile di un muro, che ci ha paradossalmente uniti come mai prima d’ora.

In questo piccolo nucleo si nasconde la rassicurante sensazione di una routine, quella che il Covid ci ha portato via mesi fa: ricordo che spesso ci salutavamo con un semplice “a domani”, tanto eravamo sicuri che il giorno seguente avremmo visto le stesse facce, gli stessi sorrisi, gli stessi lamenti, tutto uguale al giorno precedente. Da quando è iniziata questa situazione non è più stato così.

Adesso ci vediamo solo attraverso una telecamera e ci sentiamo attraverso un microfono, perché non ci è permesso fare altro, ma è proprio grazie alla didattica a distanza che ho compreso che questa piccola famiglia infondo è più grande di come sembra, perché al suo interno è presente un valore vero: l’amicizia, qualcosa di fondamentale nella vita di tutti i giorni, specialmente quando il mondo la fuori sembra non volersi dare pace. Non ci resta che aspettare che le acque si calmino, solo così potremo tornare a dirci di nuovo “a domani”, ma stavolta per davvero.

Ovviamente non mi piace ammetterlo, ma devo proprio dirlo: non vedo l’ora di tornare a scuola.

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