Riflessione sul coronavirus

Si sa che si comprende realmente il valore e l’importanza di una cosa nel momento in cui se ne viene privati: un uomo capisce cos’è la libertà quando si trova in carcere, dietro le sbarre, confinato in uno spazio chiuso ed angusto, dal quale gli è proibito uscire. Ecco noi in questi giorni, settimane e forse quelli che diverranno mesi, possiamo considerarci dei carcerati.

Trai il meglio dal peggio

Nonostante la situazione, sappiamo di non essere colpevoli di ciò che sta succedendo e che questa “reclusione” non è una punizione. Anziché viverla come una tortura potremmo vederla come una possibilità di ritagliarci del tempo per noi stessi (cosa che durante le frenetiche giornate lavorative e scolastiche è impossibile). Quante volte abbiamo detto di voler fare qualcosa ma che a causa del poco tempo ci era difficile? Questo è il momento per farlo!

Come ha detto un cardinale: la situazione è occasione”. Dunque prenditi cura di te stesso, rifletti sulla tua vita, disegna, ascolta musica, cucina, chiama qualcuno che non senti da tempo, guarda dei film e riposa. Dobbiamo sempre tenere a mente che non è una vacanza, quindi bisogna studiare, fare i compiti, lavorare. Questa situazione potremmo perciò viverla come una prova, una verifica per vedere se siamo realmente responsabili, autonomi e se siamo in grado di gestire il tempo.

Gli uomini sono egoisti, pensano solo ai propri interessi, a volte non riescono a immedesimarsi nelle vicende altrui. Non sono empatici. Questo tragico evento ci insegna che nessuno, ma proprio nessuno, può permettersi il lusso di vivere senza l’aiuto degli altri, in solitudine. Siamo esseri “progettati” per la relazione, per l’incontro. Tuttavia non diamo a questi due aspetti l’importanza che meritano, non ci facciamo caso. Ormai sono solo due elementi che normalmente e inconsciamente, facciamo e che sono diventati una routine statica.

L’insegnamento tratto dall’esperienza

Forse il virus ci ha fatto capire il valore della società e una volta che sarà finito tutto saremo più attenti. Noteremo anche le cose più piccole: una semplice stretta di mano, un abbraccio, una carezza ci appariranno bellissimi.

Come si è talvolta dimostrato, il popolo italiano non è in grado di rispettare le regole, di provare empatia, di ascoltare le raccomandazioni e di mantenere i comportamenti richiesti. Non sa cosa sia il bene comune. Probabilmente è la società stessa che ce lo ha fatto dimenticare ma adesso è il momento di riscoprirlo, di rispolverarlo perché alla fine siamo tutti “sulla stessa barca” e se non facciamo niente la colpa sarà solo nostra.

Noi che vediamo i nostri nonni troppo poco, noi che durante la settimana li sentiamo raramente perché non abbiamo “tempo” oppure non abbiamo “tempo da perdere”. Proviamo a chiamarli, a farci raccontare la loro vita e la loro storia, dove e come si sono conosciuti, come è stato il loro matrimonio. Potremmo far loro compagnia e vedere l’album fotografico insieme e, chissà, scopriremmo cose che non avremmo mai immaginato, oppure potremmo imparare a cucinare qualcosa. Si sa che le nonne sono le cuoche migliori.

Una frase incoraggiante

Per concludere volevo citare una frase che secondo me racchiude ciò che oggi i giovani possono fare nei confronti di coloro che li hanno messi al mondo e di coloro che questo mondo lo hanno creato: Se vuoi cambiare il mondo, vai a casa e ama la tua famiglia”  Madre Teresa di Calcutta.

Non ci chiede niente di particolarmente difficile, semplicemente di amare i nostri cari e proteggerli.

Colombo Lucia  4°A (afm)

 

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