Lacrime dal cielo

Piazza San Pietro, 27 marzo 2020, ore 18: una scena da brividi. Il Papa, uomo conosciuto in tutto il mondo, attraversa da solo l’infinita piazza di San Pietro. Con lui solo la pioggia e la triste melodia delle sirene delle ambulanze che risuonano tra la vuote vie romane.  Una Pasqua difficile da immaginare, eppure l’abbiamo vista, tramite uno schermo. Abbiamo avvertito la solitudine.

Il Papa come un piccolo punto bianco, un baglio di luce nelle tenebre di una serata uggiosa. Un uomo sorretto dalla fede che si rivolge ad una piazza vuota, riuscendo per a raggiungere il cuore di qualsiasi cristiano e non solo, perché lui prega per tutti, nessuno escluso.

Una scena che rispecchia il panorama di quest’ultimo periodo: migliaia e migliaia di uomini e donne soli, specialmente anziani. Uomini e donne posati su letti di ospedali, in luoghi sconosciuti senza il coraggio e l’affetto dei famigliari. La solitudine, la reclusione nelle proprie case accompagnate dalla speranza di potersi vedere ancora, ma quando non si sa.

Per chi crede, si dice che in quella sera l’immagine della vergine Maria sia apparsa in cielo, al di sopra di tutti a vegliare.

Molto spesso si sentono i commenti di persone non credenti che si rivolgono a Gesù con toni provocatori, chiedendosi dove sia in questi momenti, dove sia la sua grande magnanimità per salvare tutte queste vite. Io penso che sia giusto credere in qualcosa, in qualcuno, affidarsi con la propria anima a qualcuno al di sopra di noi, per non sentirci mai soli e abbandonati. La fede è così, Gesù non è un medico (come i nostri eroi che lottano per salvare vite), è un conforto, faro di luce nel mare che guida e rassicura. Credere in lui rafforza anche i rapporti umani e ci aiuta a considerare il prossimo come nostro fratello e a prestare servizio verso di lui. Ci si sente parte di un’unica famiglia.

Il Papa affida tutti alle sue mani. Il crocifisso posto dietro di lui è come se rappresentasse una figura di custode, che guarda le spalle di chiunque, anche di chi non lo chiede e di chi non crede. La bellezza della fede è questa: dare anche senza ricevere, essere buoni anche con il male davanti agli occhi.

Le lacrime del cielo, la pioggia, sono tutte quelle versate dai parenti, amici e conoscenti che hanno perso, per colpa di questo nemico invisibile, una persona cara, senza nemmeno poter porgere loro l’ultimo saluto. Sono le lacrime di tutti quei medici, infermieri e volontari che si sono e si stanno facendo in quattro pur di aiutare chiunque, senza escludere nessuno. Sono le lacrime del Papa, che chiede a Dio di stringere tutte queste anime che lo stanno raggiungendo, nel suo abbraccio di misericordia e di custodirle nei secoli dei secoli.

Alessia Sant’Ambrogio; 4D LES.

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