27 Gennaio, giornata della memoria, giornata per ricordare. Ricordare chi? Ricordare che cosa? Perché è così importante? Che ruolo abbiamo noi in tutto questo?

Se un giorno qualunque ci chiedessero di scappare dal nostro paese lasciandoci tutti i nostri averi e le nostre abitudini alle spalle, cosa porteremo nella nostra valigia? È questo il quesito che, durante la persecuzione degli ebrei da parte dei nazifascisti, si sono dovuti chiedere milioni di uomini, donne e bambini, terrorizzati da un destino che non avevano mai scelto. Tra queste persone vi era anche la senatrice onoraria del Parlamento italiano Liliana Segre, ora novantenne, che nel 1938 era solamente una bambina, una ragazzina che non poteva evitare di chiedersi i motivi di questa ingiusta crudeltà. Orfana di madre sin da piccola, visse a Milano con suo padre e come una normalissima ragazzina aveva delle amiche, andava a scuola e aveva tanti svaghi. Tutto questo fino a quando degli uomini decisero che le persone che non rispettavano i canoni della razza ariana non avrebbero più avuto la possibilità di essere come gli altri. A questo punto si videro costretti a fuggire lontani dal regime, a correre via verso paesi sicuri servendosi di pratiche illegali, tramite inganni e corruzioni a costo della propria incolumità. Ma cosa c’è nella valigia di chi scappa? Quali sono le cose essenziali che un uomo porta nel viaggio verso la sua distruzione o la sua salvezza? Sicuramente erano indispensabili i vestiti, sui quali era stata accuratamente cucita una stella gialla per essere distinti dalla massa con una sola occhiata, qualche ricordo della propria vita ormai precedente e, per chi poteva permetterselo, qualche soldo e delle carte false per scampare allo sterminio. Per la signora Segre e tante altre persone purtroppo niente di tutto ciò fu utile nel loro viaggio, tanto rischioso quanto impossibile, poiché vennero catturati e deportati ancor prima di assaggiare quella temporanea libertà. Solo molti anni dopo, si rese conto che non le sarebbe servito nulla di ciò che aveva riposto nel suo bagaglio, poiché la privarono di tutto quello che possedeva e che sperava di potersi portare materialmente dietro. Le tolsero il nome, il suo amato padre, la gioventù spensierata, l’identità e la dignità. Eppure non riuscirono mai a sottrarle la speranza, la voglia di continuare a vivere e ricordare a noi giovani gli effetti drastici dell’odio. Dalla sua preziosissima testimonianza possiamo imparare e custodire degli insegnamenti fondamentali, poiché la sua figura ci insegna a non
dimenticarci mai di portare sempre nel nostro bagaglio l’umanità, l’empatia per entrare nel cuore di chi soffre, la dignità e la maturità di saper perdonare chi ci fa del male per​ dimostrare che sia​mo meglio di chi diffonde l’odio, per il rispetto verso noi stessi e verso gli altri, la lealtà e l’amicizia, per ricordarci di apprezzare chi ci sta a fianco. La senatrice ci mette in guardia e ci esorta a lasciarci alle spalle l’egoismo e l’indifferenza che hanno permesso il passaggio dei deportati che sfilavano tra le città come in grandi cortei e soprattutto a ricordare tutto il male che è stato causato ingiustamente. Secondo Liliana Segre, memoria significa evitare di ripetere la crudeltà dell’uomo e rendere il futuro meno grigio del passato: sta a noi, nuove generazioni, essere autori di una storia migliore rispetto a quella che hanno scritto i nostri predecessori.

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