Oggi una testimonianza indiretta per raccontare il decorso di una delle malattie più diffuse del secolo: il cancro. Come resistere, specie se si è ancora adolescenti?

Mi diagnosticarono il cancro all’età di dodici anni. Di colpo la mia vita e la visione di questa cambiarono del tutto. La mia tac si era illuminata come un albero di Natale. Lui era ovunque. Mi aveva fatta sua. La malattia stava vincendo su di me che non sapevo nemmeno di essere in guerra.

Di punto in bianco la mia vita si trasformò. Sveglia, medicine, colazione, ospedale-scuola o scuola-ospedale, pranzo, altre medicine, cena ed ancora medicine. Ogni giorno divenne uguale. Nessun cambiamento. In qualche modo la mia visione del mondo cambiò, iniziai a percepire tanto dolore, nelle persone che conoscevo, amici, parenti. Tanta sofferenza. Più mi accorgevo di quanta sofferenza ci fosse nell’aria e più perdevo la speranza della vita. Era come se tutto d’un tratto mi fossi resa conto di quante persone mi volessero bene, di quanto i miei genitori mi volessero bene. Un giorno sentii mia mamma piangere.

La porta di camera sua era chiusa, ma riuscii a riconoscere i suoi singhiozzi attutiti dal cuscino. Sentivo spesso bisbigliare i dottori sul mio conto, sapevo bene quello che dicevano. Li sentiva anche mia mamma. Il cancro mi stava divorando. Stava facendo suo ogni mio organo. Non c’era più nulla da fare, solo aspettare. Ma io ero sicura che tra tutte quelle facce tristi e preoccupate, in questo mondo che sembrava solo disperato e senza futuro, si nascondeva qualcosa di più.
Gli ospedali solo un ottimo luogo per capire quello che è il decorso degli uomini.

Camminando per quei corridoi vidi tante madri sorridenti guardare i loro bambini appena venuti al mondo, tanti parenti festeggiare per operazioni riuscite, altrettanti pianti per quelle andate male. Ma in questo luogo vidi quella che è la vita allo stato puro, in ogni suo stato.
Camminando per il reparto di Ortopedia un bambino mi sorrise, persi i sensi. Non ricordo cosa accadde dopo, ricordo quel sorriso e che lo sognai spesso.

Anonimo

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