Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento sotto gli occhi di un professore

Abbiamo pensato fosse interessante proporre un’intervista riguardante i DSA dal punto di vista sia di un’insegnate, sia di un alunno. Quelle che seguono sono le risposte date dall’insegnante.

Cosa significa avere un DSA?
Vuol dire avere un disturbo (biologico) specifico dell’apprendimento, il quale viene diagnosticato tramite test (per via indiziaria, non c’è un esame biologico specifico).

Quali sono gli stereotipi che sente di più a proposito di questi disturbi?
Spesso i compagni di classe di questi ragazzi (come molti altri) non sono sufficientemente informati a proposito di questi disturbi e ciò porta a comportamenti o commenti discriminatori.

Lei come tratta gli alunni alunni con DSA? E come, secondo lei, dovrebbero essere trattati?
Ogni alunno con DSA ha bisogno di un trattamento diverso e tutto ciò che è da attuare si trova nel PDP, un piano didattico personalizzato per gli studenti con DSA, dal quale si prende poi riferimento per creare una didattica individualizzata e per scegliere le più adeguate misure dispensative e gli strumenti compensativi (come, ad esempio, l’uso della calcolatrice).
Ovviamente gli strumenti devono essere utilizzati correttamente, e non bisogna adagiarsi e/o limitarsi ad essi.


Le è mai capitato di sottovalutare la situazione di uno di questi ragazzi?
Come succede con tutti gli alunni, i prof non entrano in classe il primo giorno avendo già la formula vincente. Per riuscire a capire come comportarsi, bisogna in primis cercare di conoscere ogni studente, sia che abbia un DSA sia che non lo abbia.
Questa è la vera formula vincente, non c’è nessuna bacchetta magica o scorciatoia.

Solitamente a che età viene diagnosticato il disturbo?
Non c’è un età precisa, ma viene sicuramente diagnosticato dopo almeno il primo biennio di elementari, essendo un disturbo legato all’area linguistica, ma ciò non vale per tutti.

 

Considera questa condizione come un vantaggio o uno svantaggio?
Inizialmente può essere considerata come una situazione di svantaggio rispetto al resto della classe, ma se prontamente rilevato ed adeguatamente sostenuta da figure professionali precise, può essere più o meno compensata.
Ma come abbiamo già detto precedentemente, ciò cambia anche in base al soggetto e all’ambiente che lo circonda.

Che consigli darebbe ai colleghi che minimizzano o ingigantiscono il problema?
Quello dei disturbi specifici è un problema sentito e affrontato. Ognuno di noi prof segue continui corsi di aggiornamento a proposito dei bisogni educativi speciali. Le normative sono chiare e si hanno a disposizione materiali didattici pratici a cui appoggiarsi per suggerimenti

Se i ruoli fossero invertiti e lei fosse l’alunna come vorrebbe essere trattata?
Vorrei mi venissero offerte tutte le possibilità per potenziare e sviluppare le mie capacità effettive in un ambiente sano ed accogliente, anche in funzione di un processo di compensazione.

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