Fridays For Future… una battaglia inutile?

Pubblicato da Redazione PartitaTripla il

Fridays For Future… una battaglia inutile?

 

La giovanissima e altrettanto celebre attivista svedese Greta Thunberg, con la sua tenace lotta ambientalista, è riuscita, negli ultimi due anni, a smuovere enormi masse di giovani, e non, in tutto il mondo.

Le prime vere proteste contro i cambiamenti climatici hanno avuto luogo a partire da novembre 2018; tuttavia, la manifestazione più significativa e di portata globale è avvenuta il 15 marzo 2019; anche l’Italia, come tantissimi altri paesi, vi ha preso parte.

Anch’io ho deciso di partecipavi, nella città di Milano, famosa per la sua vitalità e per la protesta contro ideali e dinamiche, secondo me, sbagliati.
Dopotutto non è questo il fondamento di una manifestazione? Oggi come in passato.

A Milano eravamo tantissimi, centomila, e in piazza si respirava aria di risolutezza, entusiasmo, forza, coesione.
Tuttavia, già da subito, ho notato atteggiamenti che hanno suscitato perplessità e un po’ di tristezza nel mio animo.
C’erano cori, ma percepivo poca convinzione; c’erano giovani dai cui occhi traspariva poco sentimento. Sembrava quasi che a nessuno interessasse realmente la faccenda. Ho notato anche molti atteggiamenti di menefreghismo e addirittura anche molte derisioni.
Alcuni adulti ci guardavano felici, forse invidiosi della nostra voglia di libertà, altri ci osservavano giudicanti.

Ma ho sentito dire che non è nulla di insolito, che questa è la norma delle manifestazioni…

Ce ne sono stati altri due, di Climate Strike, a Maggio e a Settembre, e poi l’ultimo, il 29 Novembre.
Io ero a Bergamo.
Questa sensazione di vuoto e delusione mi ha oscurata di nuovo, seppure io tentassi di spiegarla razionalmente, ripetendomi che mi trovavo in una città più piccola rispetto a Milano.

In genere, le manifestazioni tendono ad ampliarsi e, l’una dopo l’altra, a coinvolgere sempre più persone.
Si tratta di una rivoluzione silenziosa? Non penso sia questo il caso.

Io, immersa nel sogno delle manifestazioni anni ’60 e ’70, ho sentito il dovere di richiamare la mia parte realista, che aveva deciso di rannicchiarsi in un angolino della mente, lasciando spazio ad emozioni ed aspirazioni, per comprendere che certe cose accadono naturalmente.

Ho capito che forse non siamo ancora noi la generazione giusta per tutto questo, ci vuole ancora un po’ di tempo, ancora un po’ di consapevolezza, ancora un po’ di fatti, eventi, che ci facciano aprire gli occhi.

Noi giovani adesso ci proviamo, ma non siamo ancora pronti, non sono ancora questioni nostre e ancor meno di quelli prima di noi. Non ci appartengono.

Ho fiducia e speranza che le prossime generazioni sapranno cosa fare molto meglio di noi: in minima parte per ciò che insegneremo loro, ma soprattutto perché il mondo muterà ancora e ancora e loro reagiranno di conseguenza.

Pertanto non vi è motivo per smettere di combattere.
Chi ci crede davvero troverà conferme più avanti, e arrendersi in principio è inutile tanto quanto restare indifferenti.

Alina Traglia
4^B lsu


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