Sostenibilità: intervista all’eco architetto Lara Grana, sulle costruzioni a energia zero.

Dopo un progetto svolto in classe con la docente di Lettere in merito al tema della sostenibilità, abbiamo deciso, noi della classe 2 ^ C LES,  di approfondire una realtà lavorativa che si dedicasse attivamente a tale argomento. Dopo aver condotto una ricerca per approfondire persone e realtà che concretamente si occupassero di sostenibilità, siamo giunti a conoscenza del lavoro svolto da un eco architetto, Lara Grana , che si occupa di costruzione e ristrutturazione di edifici a energia zero e del loro impatto ambientale. Data l’impossibilità di incontrarci di persona, poiché l’architetto lavora a Siracusa, abbiamo svolto l’intervista attraverso collegamento Skype da classe il 23 maggio scorso.
L’articolo che segue riporta le domande poste all’architetto durante l’intervista.

Che cosa significa concretamente essere un eco- architetto? Essere un eco-architetto consiste nel valutare l’impatto ambientale delle attività dell’uomo sull’ambiente, quindi dalle costruzioni alla progettazione di prodotti design, manufatti, oggetti, case e abitazioni fino agli eventi che possono produrre un impatto sul pianeta.

 

Qual è stata la ragione che l’ha spinta a intraprendere questa strada? Ho intrapreso questa strada da ormai tanto tempo. Tutto inizia nel ’96, quando andai a fare uno stage alla commissione europea a Bruxelles, dove ebbi modo di imparare fino in fondo cosa vuol dire sviluppo sostenibile. Ho vissuto a Bruxelles per quattro anni e ho avuto modo di vivere in un contesto molto più aperto a questi temi. Da noi, purtroppo, si usa un po’ come moda.

Quindi diciamo che oggi per essere sostenibili bisogna comunque abbracciare una visione europea; in che senso? Io sono un’europeista perché secondo me l’Europa è molto lungimirante per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici, energia e ambiente; siamo tra i primi a costruire delle procedure e delle normative, quindi quelle che sono delle direttive sull’ambiente da cui tutti gli altri paesi hanno preso spunto.


Tecnicamente cosa cambia da un’architettura sostenibile ad uno tradizionale? Abbiamo fatto un convegno proprio su questo poco tempo fa a Cagliari, dove molti dei miei colleghi sono intervenuti su questa “architettura tradizionale”: le architetture tradizionali convenzionali sono i classici edifici che possiamo trovare ovunque dal 1940 in poi e che vengono costruiti senza badare all’ambiente.

Mentre l’architettura ecologica è quella che per prima cosa tiene conto dell’impatto ambientale secondo i vari criteri dello sviluppo sostenibile e inoltre si preoccupa dei vari materiali che si utilizzano in modo che non siano nocivi per le persone, limitando sempre di più l’uso dell’energia. Quando si parla di riduzione dell’energia si intende limitare l’uso di CO2, sostanza principale del danneggiamento ambientale. Oggi il 40% dell’inquinamento ambientale è dovuto ai materiali utili per la costruzione degli edifici e intervenire su questo è una delle chiavi principali.

Economicamente è alta la differenza tra una costruzione ecosostenibile da una che non lo è? Si, il prezzo inizialmente è più elevato: può variare dal 20% al 40% in più. Tuttavia, se ben progettato, nel giro di massimo dieci anni la costruzione potrà non consumare più e quello speso precedentemente verrà investito, perché non ci saranno spese di gestione. La tempistica è breve grazie anche agli incentivi sull’energia da parte dello Stato.

Quindi costa solo al primo impatto? Ci vuole solo un po’ di lungimiranza per far capire che il denaro speso inizialmente verrà poi risarcito con il passare degli anni.

Qual è stato il suo primo importante progetto in architettura? Uno dei miei primi progetti fu una masseria costruita interamente in ambito ecosostenibile: in un primo momento il prezzo era elevato ma nel giro di poco tempo hanno iniziato ad arrivare i profitti.

Questo progetto vinse il primo premio in un concorso. Adesso invece mi occupo di consulenza energetica e alle pubbliche amministrazioni. A Siracusa ho redatto quello che prende il nome di “piano delle azioni dell’energia sostenibile” su tutta la città di Siracusa per ridurre le emissioni di CO2 del 40%.

Adesso è impegnata in qualche progetto particolare? Sì, ne ho diversi. Ora sto cercando di lavorare con il comune di Siracusa nel piano di azione per l’energia sostenibile e il clima, che si occupa dell’adattamento climatico. Inoltre mi sto occupando dell’associazione Archinzeb, di cui io sono la fondatrice e vicepresidente. Questa associazione è un insieme di architetti esperti, selezionati, che si occupano di ecosostenibilità.

Ha mai collaborato con altre associazione o nell’ambito alternanza scuola-lavoro? Sì, faccio parte di un’altra associazione ambientalista chiamata “Rifiuti Zero”, che ha carattere nazionale. Ha una sede in ogni territorio, compresa Siracusa, dove abbiamo ricostruito in una zona abbandonata un vivaio in cui svolgiamo corsi con le scuole.

Come viene accolto dai ragazzi più giovani? Benissimo, il miglior ritorno è appunto con i giovani, bambini e istituiti primari e superiori .

Quindi lei crede soprattutto che presso le nuove generazioni si stia sedimentando questa idea al di fuori dei principi teorici svolti in classe? Si, sono i giovani che possono veramente riuscire a smuovere i governi.

Lei pensa che il suo lavoro possa contribuire alla realizzazione dei punti dell’Agenda 2030? Sì, sicuramente. L’obbiettivo base è sempre quello di migliorare le nostre condizioni di vita e dell’ambiente.

Secondo lei tali punti sono utopici o sono davvero obiettivi che possiamo raggiungere? Personalmente penso che siano obiettivi che potremmo raggiungere dato che il primo passo dipende da ognuno di noi e da quello che si fa nel proprio piccolo.

Siamo venuti a conoscenza del suo blog, come mai ha scelto di aprirlo e di affiancarci la sua professione? L’obiettivo di questo blog è principalmente quella di marketing e di pubblicità, utile per mettersi in contatto con tutto il mondo.

Come prende la gente la sua professione e quello che ne offre? Dipende. Alcuni non hanno un approccio positivo al cambiamento, ma questo dipende dall’apertura mentale e dal luogo in cui ci si trova. Ora sta diventando di moda parlare di sostenibilità, e questo ci sta aiutando molto. Bisogna lavorare sull’impatto economico che si presenta agli acquirenti, che per fortuna stanno cominciando ad arrivare.

Che consigli può dare a dei ragazzi che vorrebbero intraprendere questa strada? Viaggiare, conoscere, studiare, imparare, fare stage all’estero, partecipare al progetto Erasmus, cogliere ogni occasione che gli si presenta per confrontarsi con il mondo. Il consiglio principale è viaggiare in modo da aprire la mente e conoscere.

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