Chiuso per tramonto

Pubblicato da Redazione PartitaTripla il

“Chiuso per tramonto”, reca scritto un cartello, affisso sulla porta di una libreria. Con questa frase si è aperta una lezione di religione in 3C LSU, lezione che aveva come obiettivo finale la realizzazione di un testo, da parte degli studenti, in risposta alla domanda: “Perché i tramonti sono apprezzati da tutti? Cos’hanno di speciale?”

Ecco la risposta di Melissa.

Cos’è il tramonto?

Un grido d’aiuto, un malinconico addio, oppure un bellissimo arrivederci?

Beh, è questo il bello. Può essere tutto ciò vuoi: se cerchi un arrivederci oppure un rifugio per nasconderti dalla ferocia della vita, lui lo sarà. Vuoi una pausa dalla monotonia? In lui puoi trovare straordinari momenti.

Perché secondo me è proprio per questo che la gente si stupisce sempre nel vedere un tramonto. Perché nei suoi colori, nei suoi riflessi sul paesaggio, nella sua infinità, si può trovare quello che ci serve in preciso momento. Oppure si può capire cosa si vuole, chi si vuole essere. Quante volte nella vita ci è capitato di sederci su una panchina o in riva al mare davanti a un tramonto rosa, arancione, sempre diverso e pensare: chi sono io? Come ho fatto ad arrivare qua? Merito di vedere questo spettacolo naturale? Io lo penso sempre.

Quando guardo il tramonto il mio respiro si ferma per un attimo, il mio cuore salta un battito, le mie palpebre si immobilizzano, il mio cervello si ferma; questo però dura solo un attimo, un maledetto impercettibile attimo, ma quel che si prova in quell’istante è indescrivibile, in fondo come tutte le cose che durano poco.

Ma allora perché se queste esperienze sono talmente belle, tanto da strapparti il fiato e da farti immobilizzare, durano così poco?

Ho provato molte volte a dare una risposta a questa domanda, e forse sono giunta a una conclusione.

Sono le esperienze brevi che ricordiamo, sono loro che ci torneranno in mente tra 40 o 50 anni, sono loro quelle che racconteremo alle nostre amiche, a nostro marito e ai nostri figli. Perché fra tanti anni non ricorderemo il nostro primo fidanzato, ma ricorderemo il primo sguardo. Non ricorderemo la monotonia nel prendere il treno tutti i giorni, ma ricorderemo i sacrifici che abbiamo fatto per prenderlo e  il motivo per cui l’abbiamo fatto e saremo felici, sorrideremo. Non ricorderemo tutte le lezioni di danza, nuoto, pallavolo o calcio, ma ricorderemo tutti i miglioramenti, la soddisfazione dopo una gara o una partita vinta, ricorderemo i complimenti degli insegnanti. Perché alla fine, se durassero di più, perderebbero la loro bellezza.

I giorni brutti e la monotonia servono a farci apprezzare quelli belli.

Quindi la domanda che voglio porvi è: è meglio essere felice solo per un attimo, oppure non esserlo mai?

Melissa Carminati


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *