EDM: aggiornamento in corso

Molte volte sulle locandine delle discoteche e nei messaggi dei PR ritroviamo l’espressione “EDM”; ma sappiamo davvero di che si tratta o ormai è diventata un’abitudine leggere questo acronimo? Le opinioni certamente saranno molteplici, ma vi invitiamo a leggere questo articolo per far sì che le varie risposte possano essere confermate o messe in discussione.

L’autore è Michele Di Biase di 5B LSU, vincitore del secondo premio del contest letterario.

“If I Lose myself” di Alesso, Wake Me Up di Avicii, Animals di Martin Garrix, Don’t You Worry Child degli Swedish House Mafia… Questo elenco potrebbe proseguire a lungo, ma giustamente molti potrebbero chiedersi quale significato abbia… A partire da questi esempi chiarirò meglio l’argomento.
Queste sono solo alcune delle hit EDM che negli anni passati hanno infiammato piste da ballo e festival musicali. Più precisamente fino al 2013, anno in cui l’EDM ha raggiunto il suo apice.
Dopo questa carrellata è opportuno fare un passo indietro per spiegare ai meno esperti in materia di cosa stiamo trattando. L’espressione EDM è stata coniata dai dj, dai produttori e dagli appassionati tra gli anni ‘90 e ‘00 come re-brand della cultura “rave”. Le lettere EDM sono l’acronimo di “electronic dance music”, spesso abbreviato solo in “dance”. Si tratta di un genere musicale che sfrutta strumenti a percussione, sintetizzatori, bassi, tastiere e voci per creare melodie “elettroniche” pensate per essere riprodotte in ambienti come discoteche e festival, ma che si sperava potessero diffondersi anche nella quotidianità.
Ha una storia pluridecennale, deriva dalla musica elettronica che sopratutto dal 1980 in poi si è articolata in diversi stili, tra cui ritroviamo appunto l’“EDM”, ma anche la “Techno”, la “Dubstep” e la “House”; è il genere caratterizzato dai build-up (suoni in climax di bassi e percussioni) e dai drop; è il genere di Martin Garrix e Avicii; in altre parole ancora più popolari è la musica che “pompa”.

Fatta questa premessa, possiamo andare ad analizzare l’evoluzione di questo genere. Sì, anche nella musica ritroviamo un’evoluzione perché vale anche in questo ambito il principio affermato da Darwin per cui ciò che non si evolve e si adatta è destinato a scomparire per lasciare spazio a chi è più adatto. Tutti noi sappiamo che un mondo senza musica perderebbe una componente emotiva fondamentale perciò ringraziamo Darwin e le sue teorie per lasciarci continuare a ballare e saltare con gli amici…o forse no! Perché no? Perché negli ultimi 5 anni questo genere ha assistito ad un fenomeno di commercializzazione. A prima vista potremmo pensare: “Beh che c’è di male? Più si diffonde più sarà solido e duraturo nel tempo”. Invece no, a mio parere la commercializzazione è un aspetto prevalentemente negativo. I meno esperti, di cui sopra, potrebbero ribattere: “Perché sei così pessimista?”

Perché la commercializzazione dell’EDM consiste semplicemente nel fatto che i produttori abbiano abbandonato la filosofia originaria di questo genere per addentrarsi in melodie da un sapore più “pop” e “mainstream” alleggerendo di conseguenza la carica e la molla che di fronte al drop suonato dal dj faceva saltare tutti contemporaneamente, sfogando tensioni e suscitando emozioni.
Ma in cosa consiste questa “filosofia originaria”? Una definizione a parole è difficile da dare. Facendo invece parlare la musica, potremmo rintracciarla soprattutto all’interno delle hit dance rilasciate tra il 2010-‘13. Questo triennio segnato da successi mondiali, come Call me a Spaceman di Hardwell, è considerato dai dj, dai produttori e dagli appassionati come la “Golden Age” della musica EDM.
Non sto, e non voglio affermare che sia l’unico genere musicale degno di esistere, ma vorrei lanciare una provocazione rispetto a quello che siamo abituati a sentire in discoteca, alle feste private, ma anche la mattina quando attiviamo Spotify o la radio mentre andiamo a scuola.

Facciamo quindi un salto in queste melodie… All’interno del panorama elettronico i vari stili si sono uniti, divisi e riformati, andando a costituire nuovi generi. Per citare alcune di queste novità troviamo: la “Future House”, la “Bass House” e la “Dance Pop”. Queste si sono sviluppate oltre che per riunire sonorità differenti anche per andare incontro a richieste di mercato e radiofoniche. Se da un lato la “Future House” e la “Bass House” nascono per rinnovare suoni che dopo la “Golden Age” dell’EDM risultavano poco innovativi, dall’altra parte troviamo la “Pop Dance” che nasce prevalentemente per motivi commerciali. A sostegno di tale tesi possiamo riportare le parole del dj Laidback Luke, personalità di spicco dell’EDM, che afferma: “L’EDM ha ormai raggiunto il culmine e non sappiamo più cosa sia davvero creativo. La Future House è una tavolozza con cui sperimentare, andando dove nessuno è mai stato prima”. Per citare in contrapposizione un commento in sostegno alla “Pop Dance” possiamo riportare le parole del dj Alesso, anche lui una personalità di rilievo nell’EDM, ma che di recente ha optato per suoni meno elettronici; Alesso dice: “In passato ero solito pensare solamente a ciò che poteva funzionare sul dancefloor. Ora, invece, cerco di produrre canzoni che mi facciano realmente provare qualcosa, e che possano essere adatte a situazioni di tutti giorni. Provo sempre a ricavare il massimo da ogni pezzo, in qualsiasi direzione esso vada, non per forza quella della dance.” Sembrano parole quasi di giustifica alla commercializzazione, ovviamente non molto apprezzata dagli appassionati di lunga data all’EDM. Per cominciare a rendere musica ciò che finora sono state solo parole consiglio l’ascolto di alcune tracce “pop-dance”: Alesso – Remedy; Diplo – Electricity; Jax Jones – You Don’t Know Me. Già dal primo ascolto si possono percepire sonorità tendenti al pop e build-up meno carichi di tensione; questi sono elementi che scaturiscono in ritmi più soft adatti alla riproduzione in radio e video. In tal modo, questo genere risulta apprezzato da una più ampia fetta di ascoltatori. Così si concretizza l’evoluzione in quanto i pezzi puramente EDM, ma anche Bass e Future House, erano e sono caratterizzati da sonorità e bassi più marcati, vocalist e melodie che si trasformano in energetici cori, build-up che animano la pista da ballo per prepararsi a saltare come una molla compressa al momento del drop

È chiaro, sono suoni che o convincono subito o di cui difficilmente ci si innamora col tempo, ma proprio questo è il bello dei gusti. Anche in questo caso, per concretizzare fonicamente queste parole consiglio l’ascolto di alcune tracce simbolo dell’EDM: Sebastian Ingrosso – Reload; Martin Garrix – Tremor; Hardwell – Never Say Goodbye. Per gli appassionati da lunga data, l’aspetto che crea maggior rimpianto è proprio il fatto che in quegli anni, soprattutto in Italia, non si sia riusciti ad aprirsi a questa “nuova” corrente musicale; basti pensare al fatto che MTV Italia non le inserisca nemmeno nella top 50 del 2013 e ‘14, sinonimo del fatto che si percepiva come una musica poco quotidiana e funzionale solo per la discoteca, eppure si tratta di tracce che realizzano milioni di visualizzazioni su YouTube, in alcuni casi oltre 400 milioni. Di conseguenza mi viene spontaneo pensare che purtroppo sia stato un genere sottovalutato e spesso vittima di pregiudizi, non tanto per l’origine underground ma più per la disponibilità a diffonderlo nella quotidianità.


In conclusione penso che la Pop Dance abbia segnato una netta linea di separazione rispetto all’EDM. Di positivo c’è che attraverso la sua commercializzazione, molti dj – prima famosi solo per i loro energetici show in discoteca – ora ricoprono le più alte posizioni nelle classifiche radiofoniche e streaming, realizzando, seppur con melodie differenti
da quelle della “Golden Age”, l’auspicata diffusione nella quotidianità.
Il vero musicista o un semplice appassionato è colui che non si chiude alle novità, anzi le accoglie e le abbandona solo nel caso non soddisfino i suoi gusti. Nel mio piccolo, mi considero un nostalgico dei tempi d’oro dell’EDM, ma allo stesso tempo ammetto che la sua evoluzione mi diverte e ritrovo delle ottime melodie pure nei nuovi stili. Vi invito a fare un tuffo in questo mare di musica e a lasciarvici trascinare; per chi invece fosse già una “Popstar” lo inviterei a fare un salto indietro nel tempo per comprendere meglio il DNA della musica Pop Dance; e perché no, magari suscitare anche in voi un po’ di malinconia… Che sia electro o pop, buona dance a tutti.

Michele Di Biase

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