Il potere della non cultura

Tommaso Baioni, studente di 3C LSU e vincitore del primo premio del contest letterario, ci propone una profonda riflessione sul concetto di populismo, utilizzato sempre più allo scopo di conferire importanza al popolo e legittimare così le discriminazioni.

<< Gli uomini in universale giudicano più agli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a pochi. Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei>>

Niccolò Machiavelli, Il principe, cap. XVIII

Le parole del celebre storico, scrittore di politica e filosofo cinquecentesco descrivono tutt’oggi la grande irrazionalità dell’uomo, che, nella maggior parte dei casi, sceglie la via delle pulsioni come metro di misura della realtà che lo circonda. La fiducia tipicamente occidentale nella ovvietà della componente razionale nelle scelte umane, frutto del pensiero scientifico e dei principi illuministici, crolla davanti alla suscettibilità delle masse alle manipolazioni populistiche. Il populismo è un atteggiamento ideologico che esalta demagogicamente il popolo che si spoglia della dimensione reale e si trasforma in entità mistica depositaria di giustezza ed eticità. Esso attraverso azioni comunicative mistificanti crea e amplifica le paure delle persone, agisce attraverso la propaganda sulle loro frustrazioni e identifica nell’alterità i capri espiatori sui quali scaricare le responsabilità dei mali del mondo.
Il populismo si costruisce su pseudo valori e si alimenta di menzogne. Ciò che ne consegue è il processo di massificazione, ovvero la costruzione di un’identità ideologica omogenea intorno ad alcuni pseudo valori, che si traduce nell’alimentazione di sentimenti di odio. Tutto questo e il suo conseguente degenerare nella discriminazione sono resi possibili dall’attuazione di un processo distorsivo dell’interpretazione delle diversità, ovvero della disumanizzazione di chiunque sia altro da sé.


Questo permette di odiare e discriminare senza provare sensi di colpa o incertezze nel farlo. L’uniformazione delle idee trova in questo processo il suo apice, in quanto la disumanizzazione può essere accettata e mantenuta solo nel momento in cui essa trova un riscontro sociale positivo e una conferma dall’entità di potere massificante. Portando un esempio estremo, diversi sopravvissuti ai campi di sterminio raccontarono come questo processo, portato alle sue estreme conseguenze, arrivasse a far sentire il detenuto stesso non più umano ma al pari di una bestia prossima al macello. Risulta importante riflettere a questo punto sul significato e sulla natura del popolo descritto e inneggiato dal populismo. Il popolo non è altro che un’entità astratta e teorica, poiché, per quanto possa essere uniformato, è pur sempre costituito da esseri umani. Il termine “popolo” è utile al populismo per far sentire le persone come parte di una collettività forte e compatta, saldamente unita nei suoi valori e precisamente delimitata.
Il concetto di valore possiede intrinsecamente l’idea di universalità, e, pertanto, si possono definire tali solo costrutti che trascendono la dimensione culturale o sociale, così come può esserlo il valore imprescindibile e non negoziabile della dignità della vita umana.

Presidente del consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte
Il Presidente del consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte

L’utilizzo propagandistico del concetto di popolo, emerge inequivocabilmente in un’affermazione del presidente del consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte: <<Se populismo significa restituire al popolo la sovranità, rivendichiamo di essere populisti>>. La manipolazione si attua con l’uso accuratamente studiato del linguaggio e con la focalizzazione propagandistica, su fatti che possano essere strumentalizzati al fine di rimarcare l’ideologia propinata. Per suffragarlo basta pensare all’attacco o alla difesa selettiva delle scelte della magistratura in base alla destinazione delle accuse dei leader politici populisti. Il linguaggio colloquiale e spesso volgare utilizzato non è frutto della spontaneità e dell’interesse alla situazione della collettività che il populista si propone di rappresentare, ma un astuto ed efficace metodo di massificazione e di propaganda.
L’obiettivo del gruppo populista è quello di raggiungere o mantenere il potere ed è quindi impensabile che esso si interessi alla reale soluzione dei problemi sociali che si propone di risolvere, in quanto è proprio sulla loro esistenza che si radicano le sue fondamenta. Le scelte umane e le modalità di interpretazione della realtà si basano molto più frequentemente sulla percezione che sulla reale fisionomia dei fatti. La vita pone l’essere umano di fronte a continue frustrazioni e difficoltà, che se non reinterpretate e ragionate con una certa maturità emotiva e una capacità di considerazione anche dei dati di realtà che ne stanno alla base, non possono che essere valutate tramite la semplice percezione. A tal proposito si può considerare e attualizzare la seguente citazione del Machiavelli: <<Sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare.>>

Niccolò Machiavelli, celebre storico, scrittore di politica e filosofo cinquecentesco
Niccolò Machiavelli, celebre storico, scrittore di politica e filosofo cinquecentesco

L’accettazione passiva delle informazioni trasmesse e della realtà circostante caratteristica del generale disinteresse all’approfondimento della stragrande maggioranza dei giovani occidentali chiarisce l’assenza di un’opposizione chiara e liberale al populismo. Questo causa gravi danni alla struttura democratica come ricorda la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, la quale esprime le sue preoccupazioni con queste parole :<<Ho paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui.>> Il populismo è policromo e poliforme, si sviluppa in momenti storici e contesti sociali differenti, ma, come ricorda Primo Levi: <<Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed accettare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.>>

Primo Levi
Primo Levi

In conclusione, il populismo, se sottoposto ad un’attenta analisi non può che essere considerato una piaga disgregatrice e promotrice della non cultura e del non progresso. L’unica via risolutiva si può sviluppare nell’offrire e nell’incitare nelle generazioni giovani uno spirito critico e razionale, l’introspezione costruttiva che permette di guardare il mondo con occhi aperti e umani ed infine l’educazione alla libertà civile e al liberalismo scevro di connotati nichilistici.

Tommaso Baioni

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