Quante ne sai? – 25 aprile

In occasione della ricorrenza del 25 aprile, la redazione ha deciso di proporvi un breve questionario fatto ad alcuni studenti per capire cosa rappresenta oggi, per loro, la giornata della liberazione dal nazifascismo.

Questo video-inchiesta riporta 5 brevi interviste a ragazzi di tutte le età e di ogni indirizzo di questa scuola alle prese con 3 domande, dalla formulazione semplice ma dalla risposta complessa. Una riflessione che abbraccia ben 73 anni di storia…

 

Domanda 1: sai perché il 25 aprile si sta a casa da scuola?

Domanda 2: come si lega l’antifascismo al 25 aprile?

Domanda 3: ha ancora senso celebrare questa giornata dopo 73 anni?

 

Prendiamo ora il video come una testimonianza interessante (anche se non statisticamente significativa), per sviluppare una breve riflessione a riguardo...

 

Alla prima domanda quasi tutti rispondono con l’espressione “È la festa della liberazione”. Incisive e funzionali sono state in questo caso le tanto faticose ore di educazione civica alle scuole elementari. Si tratta perciò di una festa, di un momento di gioia, per celebrare l’abbattimento del nazifascismo, la liberazione dagli orribili avvenimenti della prima metà del ‘900.

 

Quando decidiamo di addentrarci nei tecnicismi della Resistenza con la seconda domanda, i giovani dell’Oberdan paiono spaesati ma comunque danno prova di una consapevolezza ed un riconoscimento di quei valori che stanno alla base della vera democrazia e che appartengono atutto ciò che è l’antifascismo, ieri come oggi.

 

Purtroppo, come faceva notare uno dei ragazzi più grandi, le due parole fascismo ed antifascismo sono state abusate nel corso della storia ed oggi ci paiono eclettiche, misteriose e parecchio scivolose. Speriamo che con questa testimonianza gli studenti possano capire cosa siano il fascismo, l’antifascismo ed il 25 aprile, così da comprendere davvero quanto la libertà valga e vada difesa.

 

Alla domanda rispetto a quanto sia attuale il 25 aprile, ci viene risposto che è una ricorrenza, una cosa che da sempre c’è e sempre ci sarà, quasi a giustificarne la celebrazione; pare che non vi sia l’esigenza di ricordare il 25 aprile ma semplicemente la volontà di proseguire una tradizione che è così divenuta ricorrenza annuale. Una studentessa produce inoltre una interessante analisi: “Per noi ragazzi sono giorni di vacanza, per gli adulti invece comincia a significare qualcosa in più”.

 

In questo caso bisognerebbe agire in due direzioni per comprendere il valore del 25 aprile ben 73 anni dopo: svecchiando le celebrazioni pur conservando la testimonianza e la memoria degli ignobili totalitarismi; ricordando poi ai giovani che nel 45 i partigiani avevano 16, 17, 18 e 19 anni.

Zamboni, Dell’Orto, ragazzi come noi morti per difendere la libertà, per consegnarci un futuro libero dal fascismo. Se non sono i giovani a fare la differenza in questo mondo, se non sono i giovani ad imparare la pratica della memoria e della resistenza da chi è più vecchio di loro, allora questo paese non ha futuro.

 

Le voci nel coro della scuola Oberdan sono molte e noi non siamo di certo qui a giudicare quali siano giuste e quali sbagliate. Vorremo solo stimolare negli studenti una riflessione rispetto a questo giorno di festa, uno dei giorni di festa più seri di sempre proprio per la sua importanza, soprattutto oggi.

Soprattutto oggi perché è guardando al passato che si può costruire il domani, imparando dai propri errori, comprendendo che il fascismo è la morte della libertà e della democrazia e che è necessario agire per difendere questi valori, per evitare la ricomparsa di questo morbo nella nostra società e nella nostra politica.

 

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